Accompagna questo articolo la riproduzione del dipinto “Il tempo” (2018) della pittrice ucraina Victoria Dubovyk.
Care studentesse, cari studenti,
ora che siamo agli inizi del nuovo anno e che da poco sono giunte le copie della nuova edizione del diario scolastico del Parini, mi sovvengono pensieri, che vorrei con voi condividere. Il diario, semplice strumento del quotidiano, ci ricorda qualcosa di prezioso e cioè che il tempo non è una dimensione vuota, il puro avvicendarsi meccanico di istanti, che passano senza significato. In realtà, il tempo, fin dall’antichità, in particolare con i filosofi greci, ha sempre suscitato profonde domande di senso sulla nostra origine, sul presente e sul nostro destino. E nei secoli la riflessione è proseguita incessantemente, senza mai esaurirsi, a dimostrazione che siamo di fronte ad un mistero costitutivo della nostra esistenza. Lo ricorda molto bene Agostino d’Ippona nel IV secolo d.C., quando nelle sue Confessioni scrive a proposito del tempo: “Se nessuno me ne chiede, lo so bene; ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so”. Un vero paradosso. Siamo immersi nel tempo, lo sentiamo nostro, ma in realtà non lo possediamo.
Anche in epoche recenti, la meditazione sull’avvicendarsi dei momenti che costruiscono, secondo per secondo, la nostra esistenza, ha trovato vertici speculativi affascinanti. Basterebbe dare uno sguardo all’opera di un Henri Bergson o anche all’itinerario di un filosofo del calibro di Martin Heidegger, la cui opera più conosciuta e studiata, non a caso, si intitola Essere e tempo (tra l’altro proprio nel 2027 ricorre il centenario della pubblicazione di questo testo capitale, che costituisce una sorta di spartiacque nella storia del pensiero occidentale).
Ma perché questa lunga introduzione? Solo per condividere con Voi l’esperienza che vivo da uomo comune: desidero che il tempo che mi viene dato sia ricco di senso, che mi porti progressivamente alla piena realizzazione della mia persona e di quelle a cui voglio bene e da cui mi sento amato, che abbia una direzione piena di speranza.
L’alternativa a questa posizione potrebbe essere una tentazione nostalgica per il passato o la sensazione di sprecare il tempo. Non scandalizziamoci, se ci ritroviamo in queste situazioni. C’è sempre la possibilità di una ripresa, di una riscossa del nostro io.
Quest’anno scolastico – ecco il mio augurio a Voi e a me – sia abitato da momenti, dove il piacere di comprendere un testo difficile, la scoperta di un’amicizia, la stessa fatica dello studio e del vivere le giornate confermino l’esperienza di un tempo denso e ricco, che magari ci lasci la sorpresa di un imprevisto. Insomma, accadano pure eventi felicemente sorprendenti, che nessun algoritmo potrà prevedere. Buon cammino!
Il Dirigente Scolastico
prof. Massimo Nunzio Barrella

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